Il Museo d’Arte Orientale ci ha invitati a presentare delle proposte creative per la ricerca di un key visual per l’intera comunicazione e per l’immagine coordinata.
La scelta di un key visual per la comunicazione del MAO è senza dubbio una sfida creativa. A fronte della mole di opere ospitate nelle sue sale, quale scegliere, e per quali motivi? La questione è complessa soprattutto se si considera che le opere provengono da luoghi e contesti culturali diversi (India, Cina, Giappone, Tibet ecc.) e non sono quindi riconducibili ad un unico filone.
Per trovare una soluzione creativa adeguata, abbiamo tenuto quindi conto di diverse considerazioni:
1. La maggior parte del pubblico potenziale del MAO non è rappresentato da esperti di arte orientale, al contrario. Per una persona di media cultura è difficile distinguere tra un’opera indiana, cinese o giapponese; senza dubbio, però, è in grado di identificarla genericamente come forma di arte orientale. Provare dunque a sintetizzare in una singola immagine tutte le espressioni artistiche sarebbe uno sforzo inutile, perché il destinatario del messaggio farebbe fatica a cogliere le differenze. Abbiamo quindi ritenuto opportuno concentrarci sull’elaborazione di una singola immagine, che rappresentasse simbolicamente il concetto più ampio e ‘afferrabile’ di arte orientale.
2. La seconda considerazione deriva da un ragionamento: considerare Palazzo Mazzonis come contenitore, e le opere al suo interno come contenuto. È evidente che il contenitore rimane sempre lo stesso, indipendentemente dai contenuti. Ed è altrettanto vero che la sede del MAO ha alcune caratteristiche architettoniche/di allestimento/design che possono fornire degli spunti efficaci per elaborare il key visual adatto agli obiettivi di comunicazione.
La prima proposta presentata qui di seguto consiste di due elementi principali tra loro coniugati:
1. Una serie di elementi grafici che rimandano alle geometrie e ai materiali della stanza giapponese che si trova all’interno del MAO. Questi elementi grafici danno origine a una struttra modulare estremamente flessibile, che può essere riempita con testi e/o immagini.
2. Due particolari di opere della sezione himalayana e giapponese.
Creative director: Alessandro Scali di Kutcomm.
Art director: Amanda Rezza di Kutcomm.


